giovedì 3 novembre 2011

perdere e attendere

le mattine non iniziano mai tutte identiche.
per fortuna.
a volte, la fortuna non ce la vedo quando devo andare a fare le analisi del sangue e noto che, dopo un decimo di secondo che si è rientrati a casa, io sono con la faccia nel latte e gli altri già urlano come scimmie ad un bingobongoparty.
le urla, ovviamente, non sono terminate se non una mezz'ora fa, quando sono stati lanciati, a mo' di alici per le foche da circo, biscottini..ma se po' campa' accussì?
domande filosofiche e filosofali, che, stamattina, non trovano risposte, esattamente come prevede il codice filosofico dei bravi filosofi filosofeggianti. in questo caso, la fortuna mi assiste, perché di filosofico in me c'è veramente tanto poco quanto nulla.
attendere, prego.
così attendo, e me lo ripeto ogni volta che ho davanti a me la possibilità di chiudere delle esperienze con il botto. tipo la possibilità di poter dire a quella parte di mondo, che ignoro e da cui vengo ignorata, che esisto anche io. magari effimera e bella come una piccola stella senza cielo del liga.
attendere, prego..
la trottola. forse anche lei attende la spinta a muoversi freneticamente, come me ieri.
una giornata passata appresso e dentro i mezzi pubblici. con un freddo che mi ha regalato il primo mal di testa da cattivo tempo.
ben tornato freddo...ma non dovevamo vederci più? ma non ci eravamo detti che non potevi ritornare se non quando mi trovavo una stufa seria? e che fai, ti anticipi? mi metti fretta? mica posso fare telefonate a chi non è più in grado di volere essere la mia stufa?
anche queste, domande insolute.. del resto ho sempre immaginato l'inverno come un vecchietto scorbutico dalla barba lunga e bianca, che, se sta di genio, ti regala dei quadri meravigliosi in cui io, tu, gli altri, il mondo, non possiamo che essere una graziosa macchia di colore. come in un quadro di monet..in una ninfea d'inverno..
attendere, prego...

e poi perdere...
perdere tempo in un inspiegabile momento di follia maniaco depressiva.
perdere la testa per qualcuno, il quale, a sua volta, l'ha persa già per qualcun'altra e che vuole qualcun'altro ancora.
perdere la pazienza. in un attimo, a me, spesso, anche meno del tempo necessario a definirsi attimo. forse i neutrini, di gelminiana memoria, sono meno rapidi pure della mia incapacità a tenermi stretta la pazienza in certe situazioni.
perdere le chiavi. beh quelle una volta le ho perse persino attaccate al quadro della macchina, lasciata in un parcheggio aperto, pubblico, in compagnia di tantissime altre auto. chiuse. eppure quella volta la macchina con le chiavi attaccate le ho ritrovate. forse la fortuna del principiante.
perdere una vita appresso agli autobus della linea provinciale che ti portano in città se non sono in sciopero,ma in ritardo; se gli autisti sono stati pagati, ma in ritardo; se ti gira bene, ma loro sono inspiegabilmente in ritardo; se hanno fatto benzina, ma nel frattempo si sono accumulate le corse e non si è capito chi doveva venire prima e chi dopo; se, correndo come una pazza per raggiungere la prima fermata utile, loro (gli autisti malefici) guardandoti dallo specchio retrovisore ti chiudono le porte e ripartono lentissimi e a quel punto ti parte una maledizione inenarrabile, ma loro, questa volta, dicono di essere in anticipo, poi prendi quello successivo e sul corso...ti accorgi che la tua maledizione è andata a buon fine, con buona pace del tuo ritardo.
perdere tredici mesi di lavoro, di vita sociale e di relazioni con il mondo, solo perché, tredici mesi fa, ho deciso di aver bisogno di una pausa, ma la pausa ha preso me e mi ha preso anche il tempo, la vita e la carriera. buttando, quasi, ma forse ora non saprei proprio, alle ortiche 29 anni di vita.
certo, arrangiata, arrabbiata, intossicata, divertita e divertente, incasinata, non troppo esaurita ma decisamente viva.
ma a quest'ora, a questo punto, con una mezza lacrima, affacciata al balcone della palpebra inferiore, indecisa se fare bunjin jumping o meno, non posso più attendere né perdere.

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