domenica 19 febbraio 2012

dintorni&dintorni "6e21"

A dispetto del titolo oggi di "dintorno" c'è il fatto che se poggio il mio sguardo sull'area della mia stanza vedo solo caos e una serie non molto definita di pensieri che si agitano come un turbinio.
Parto, dunque, dall'origine. Non Adamo ed Eva, ma una cosa più vicina nel tempo. O almeno quello mio. Tutto è iniziato con la considerazione che ho tweettato "ma un fedele può dire ad un altro che è meno fedele di se stesso, senza, peraltro, ricadere nei vecchi triti e ritriti discorsi degli scribi e dei farisei?".
Se si potesse parlare di fede calcistica, senza esser presi da una punta di acido mista a nervosismo, direi che io sono fedele. Anche parecchio. Non esagitatamente però. Beh è evidente che ognuno penserà di sé quel che vuole, ma dovrebbe, per questioni di praticità, sottacere sulle impressioni che gli altri, fedeli, gli provocano.
Agitazioni fidelistiche a parte, penso sempre che il calcio sia un po' come il credere in Dio. Ci credi e basta, non c'è una quantità maggiore o minore di credenza. Altrimenti non sarebbe fede. Potrei da questo punto di vista rifarmi al discorso di Benigni sull'amore. Quest'ultimo o c'è come sentimento o non c'è. Non ve n'è di più o di meno. Vi è e basta, nella sua disarmante semplicità, nella sua semplice profondità.
[riporto per gentile connessione: http://www.youtube.com/watch?v=T2hzNajnBLE]

Conclusa questa digressione sul calcio ("noi tifiamo NAPOLI  tiè!!") potrei passare ad esaminare altri temi, come quelli dell'improvvidenza. Mica tutti sono in grado di prevedere con giusto anticipo le mosse del destino! Ecco, se ciò è vero, è tuttavia anche vero che alcune cose sono così LAPALISSIANE che non considerarle, lo ritengo un errore marchiano. Ed è per questo che corro ai ripari da mesi. Errori che non sempre compio io e che puntualmente mi toccano e devo riparare come un idraulico di domenica davanti ad un tubo divelto dal cane di turno.
Ultima considerazione random, giusto per pacificarmi l'animo, prima di mettere fine al caos e tentare di educarmi alla calma, la dedico ad una espressione che mi è stata detta venerdì. Ognuno fa parte di un quadretto, ad una scena, all'essere un personaggio. E questo ho sempre ritenuto che fosse valido per tutti. Non esistono persone che non siano anche personaggi in relazione a qualcosa o a qualcuno. Il non esserlo implicherebbe non avere una identità nella recita globale di quella parte di mondo che ci coinvolge. Per quanto vorremmo recitare monologhi, come se fossimo al momento del ritiro di una statuetta dorata, siamo sempre legati a qualcuno e quindi penso sempre "chist' se fa' tutte e procession' e' san cir!"

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