martedì 12 giugno 2012

stop.

la vita, spesso, somiglia ad una vecchia macchina fotocopiatrice. Si incaglia sul tasto verde e continua a riprodurre delle situazioni, magari anche delle persone, così, all'infinito. Certo, a volte, si può consumare il toner o ci possono esser problemi con il gruppo centrale, ma di fatto quel tasto verde resta, inspiegabilmente, accesso.
Non so spiegare il perché, so che c'è. Capisco, è poco. In una postmodernità come la nostra, in cui tutto ha più o meno una spiegazione, per quanto strampalata possa essere, sapere che, per l'esistenza di questo tasto, non vi sia spiegazione se non la sua stessa esistenza può esser disarmante. Ma tant'è.
Il mio tasto acceso ha prodotto per anni fotocopie sbiadite di cose a cui tenevo. Ho chiesto spesso, nelle mie preghiere, di avere la possibilità di scegliere. Ma non ho saputo cogliere tale momento. Così, accorgendomene, ho chiesto di poter vedere quel momento. Il momento della scelta, per poter deliberatamente e coscientemente decidere se continuare a tenere acceso quel tasto o preferirgli quello giallino o rosso (a seconda del modello) di stop.
Sono brava ad analizzarmi, anche a studiarmi, avrei dovuto capire in diverse situazioni che si trattava di momenti topici, invece mi sono bendata gli occhi. Li ho strappati via, alcune volte, perché il dolore non lo volevo accettare e ho preferito restare con gli occhi chiusi [federigo tozzi, cit.].
Ma le cose, che non cambiano, fanno cambiare. Le situazioni che si sono sbiadite sono diventate insufficienti per una vita piuttosto piena e pregna di meraviglie o semplicemente di una vita che osserva la meraviglia che le è intorno. La necessità di vedere in positivo ciò che accade è troppa, con essa anche la voglia di schiacciare quel maledetto pulsante.
Ho fatto quello che mi si chiedeva. L'ho fatto con quella piena consapevolezza della umanità, che mi riconosco. E quando si è creata una certa situazione, probabile ma non necessariamente prevedibile, ho visto il momento. Ho spento la macchina. Ho pigiato il dito su quel pulsantino rosso. E mentre l'ho fatto mi è scesa una lacrima.
Ho preferito la mia dignità all'umanità, perchè volevo riconoscere all'umanità, che mi sta attorno, una maggiore dignità, la stessa che mi riconosco.
Per stasera la macchina è ferma. Domani riprenderà il suo lavoro, ma almeno avrà un soggetto diverso. 

1 commento:

  1. Ogni attimo della nostra esistenza abbiamo la possibilità di scegliere. Soprattutto se ciò che scorre sul piano della vecchia fotocopiatrice ormai è talmente obsoleto e insufficiente a garantire il minimo indispensabile. Staccare la spina e cambiare fotocopiatrice diventa una questione di sopravvivenza. Quel che viene dopo non è la scelta del bene o del male, perchè male lo diventa una scelta che si persegue a testa bassa e con la coda tra le gambe.
    Angelo

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