domenica 3 febbraio 2013

fiducia 2.0

Ho aperto gli occhi a causa di un eccesso di tosse. Piacevolissimo risveglio, insomma. Del resto si deve pur pagar pegno quando si vuole evitare la febbre. Così ho fatto uno scambio: febbre contro tosse. Mai uno scambio in cui possa andarci bene. Comunque.
Qui piove, anzi, grandina copiosamente.
Eppure c'è molta luce, il che mi rende più allegra. Viva la meteoropatia.
Sto cercando di terminare una scheda che devo spedire entro poche ore, ma non ne ho voglia. Cerco qualsiasi motivo per distrarmi, per pormi lontano delle responsabilità a cui sono, in ogni caso, chiamata.
Ho pensieri bipolari in questo momento. E bipolari, semplicemente nel senso che dividono la mia mente in due poli diversi. Da un lato, il pensiero fisso sul lavoro e, dall'altro lato, quello alle alternative.
E nel polo delle alternative c'è anche il pensiero fisso del "ma perchè se decido di tenere una linea di comportamento poi, immancambilmente, cedo?" Ecco. In questo polo confuso come un mare in tempesta e colorato come un arcobaleno, riesco ancora a distinguere quell'attimo in cui la luce si rifrange e si separa.
Non c'è colpa nel comportarsi sempre alla stessa maniera, in fondo è solo un modo per non crescere. Perchè è più facile determinarsi alle cattive abitudini che alle buone, richiedendo queste più sforzo.
E così in rapporti, che si costruiscono attraverso vetri e chip montati ad arte, per garantire un'alternativo tubo catodico, si aprono scenari grotteschi basati su di una fiducia 2.0, in cui c'è una realtà fatta di cose che si toccano ancora e di fatti che accadono, come macigni che rotolano determinati dalla forza di gravit, e poi c'è una realtà, virtuale, fatta di cose che si vedono, ma non si toccano, che si odono ma si sentono magari confuse, come una voce troppo bassa ad un telefono che ci collega ad altri.
E allora i sensi non si moltiplicano, piuttosto direi vengono camuffati, coperti, mascherati. Al concetto di persona, maschera per eccellenza, abbiamo aggiunto un avatar, un'altra maschera. Ci siamo persi in un mondo che non esiste. In un iperuranio che non è celeste affatto, in cui non esiste una idea di bene a cui ispirarsi e da cui trarre conseguenze. Piuttosto ci siamo persi nel Nihil di tomana (versione antica e in disuso di Tommaso d'Aquino) memoria e da lì, come il Taglierbe non riusciamo più ad uscire.
A volte ci basta quel surrogato, fatto di una struttura completamente slegata ai fenomeni cui siamo abituati ad avere a che fare. Il mondo è più vicino, ci dicono, siamo globalizzati, forse è vero. Ritengo piuttosto che ci siamo volontariamente deportati in un non luogo alternativo, basato su percezioni distorte e fondate su bisogni reali, quali la fiducia nell'altro e la speranza.
Siamo diventati tutto un po' come Jobe, il tagliaerbe, maschera di maschera di maschera ancora, tornati ad avere problemi uguali a quelli che avevano nel Quattro-Cinquento in cui nacque il carnevale. Dove tutti erano qualcun'altro, qualcuno per un giorno, qualcun'altro per sempre. E come lui anche noi abbiamo trovato una maschera che ci  fa sentire potenziati, migliori, diversi da quello che nella realtà, dove i sensi tutti non sono ancora completamente ingannati, non riusciamo a volte ad essere.
E se ricordiamo bene, un accesso, alla fine, il tagliaerbe, quello vero, lo trova, ma resta confinato nella rete parallela, mentre il dottor Angelo, che l'iperuranio aveva solo aperto, in modo incosciente, come una Pandora spinta non da femminea e solta curiosità, ma da quel sacro fuoco del bene che acceca e rende demoni, in fondo non fa altro che fuggire. Evitando accuratamente di portarsi dietro telefoni o cellulari.
Il che mi rimanda a due film: il mio amatissimo Matrix (e la risposta all'operatore "sono dentro") e ad un altro..decisamente più serio e decisamente più utile chiosa di questo post... THE RING versione originale giapponese (mandata in onda primi anni 2000 su MTV italia in un martedi in seconda serata di anime night).

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