sabato 6 aprile 2013

ho il kharma in opposizione

Paolo Fox mi farebbe una ramanzina infinita, per cui evito di pensare che la negatività esista - anche se ne ho le prove provate - e cerco di capire il motivo di tanto accanimento terapeutico nei miei riguardi.
Le settimane stanno scorrendo via con una lentezza insolita, per quel che loro concerne in questi periodi, eppure continuano, inesorabili, a scorrere. Sempre in avanti, sempre verso un mare di possibilità e di imprevisti, che si generano, più o meno, con consapevolezza di chi li vive.
Il resto, invece, si attacca, come le stelle di mare o le cozze agli scogli. A volte è facile rimuoverlo, altre, se le colonie di cozze si sono moltiplicate, è più complesso.
Ma torniamo a me.
Stamattina ho aperto il mio pc, convinta di poter finire un lavoro, che mi sta togliendo il sonno da tempo. Dentro c'è buona parte di me o, forse, sarebbe più corretto dire che c'è la parte di me più seria e più tenace.
Ho iniziato prendendo il toro per le corna, prima che mi matasse, e ho cercato di farlo ragionare. Ho posto sul tavolo della trattativa dell'ottima zolla di erba fresca e pure un po' di insalatina, ma il toro ha detto "oggi voglio radicchio" guardandomi con aria di sfida.
Così, noncurante del fatto che il radicchio fosse rosso, ho deciso che la posta in gioco dovesse necessariamente essere mia. Ho preso il radicchio e l'ho sfogliato.
Il toro, prima ha mangiato senza guardare, poi ha iniziato a guardare e mi si è incazzato.
Chiaro. Il radicchio è rosso.
E la zolla, col tavolo, è saltata via.
Ma la mia pazienza è enorme, voglio il cucuzzaro e un toro, per quanto capricorno possa essere, beh non mi spaventa.
Ho finito un paragrafo in modo poco convinto, ho litigato con l'altro santo vescovo e ho aperto l'acqua calda. Il toro l'ho fatto accomodare nell'atrio della scrivania, tra pezzi di carta stampati e un mouse teneramente color fragola, e mi sono immersa, tenendo la radio ferma su morbida musica rock.
Pensavo che nulla potesse turbare l'immersione del mio corpo nell'acqua bollente. La musica, altina, ma tollerabile, è era quella giusta, la temperatura era ottima, e la luce diffusa dal sole pomeridiano incorniciavano l'unico pensiero che si confondeva con l'azione del continuare a riempire la vasca.
Ma.
Il telefono squilla.
E io sono la cretina - la negatività non esite, mi ripeto, sono proprio io che non gliela fò - che non si porta appresso il cordless. Faccio finta di nulla. Ma il telefono continua a piangere come un bambino impazzito da un dolore lancinante. Mi preoccupo. Esco e asciugata alla bell'e meglio, mi precipito sul telefono. Che smette di piangere. Vedo il numero. Mia zia.
Ok.
Ritorno in vasca, di corsa.
Il toro è lì. E' sempre lì, vede la scena, e se la ride, beffardo.
Mi torno a rilassare.
Termino il mio trattamento. Stappo la vasca e vo' di doccia energizzante. Poi un riflesso di un vapore troppo ampio. Mi incuriosisco. Mi giro.
E zampilla felice l'acqua dal tombino di sicurezza dal lato opposto della stanza, riempiendone metà di acqua.
Cosa fare? Via più veloce della luce, asciugatura, imbalsamatura di crema, vestizione e stiratura completa in due nanosecondi, e su di straccio e di secchio per tirar via l'acqua. E mentre la tiro via penso "è tutta colpa di quel vescovo malefico!!"
Ora se una persona pensa, mentre tira via l'acqua, che ha invaso mezzo bagno, al paradosso del bambino e di sant'Agostino [che chiede "ma non puoi mica tirar via l'acqua del mar con un secchiello?" e il bambino gli risponde "beh manco tu comprendere Dio con la tua testa"], la persona suddetta, forse, ha bisogno di una vacanza.
E, mentre il lavoro continuava, inesorabile, ho sbottato "e che c'ho il kharma stortoooo!!!"
Distrutta dal bagno rilassante e convinta che, sì, i bagni caldi facciano bene soprattutto alla testa, evitando di farti pensare, ho trovato il toro, ridimensionato a bue morbido, che continuava a ridermi in faccia.
Stasera lo caccio di casa. E cambio la serratura.

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