sabato 27 aprile 2013

il primo giorno libero

dopo mesi di claustrofobica clausura per completare un progetto che dura, più o meno, dal 2008, ho deciso di riprendermi e portare il mio povero fisico al solito centro estetico.
Ieri ho vissuto ho una giornata al limite delle mie forze. Sveglia alle 4,30 per prendere un frecciarossa in direzione Roma, anzi Tribunale di Roma. Una -fottuta- notifica da fare direttamente dall'ufficio unep della capitale e un po' di adempimentistica tranquilla alla cassazione. Il punto non è svegliarsi una tantum alle 4,30, quanto piuttosto venire da mesi di pressione e di notti in bianco e pensieri che ti divorano l'anima e le idee; è quello che ha dato il colpo di grazia.
Così, intenzionata a riprendere in mano quel che resta dell'espressione fisica di me stessa, ieri sono andata dalle mie aguzzine preferite. Le uniche che mi tollerano, nonostante le faccia disperare.
E via, tra uno strappo e un altro, tra un "tutto sommato non stai così male" e un "ti ho visto in condizioni decisamente peggiori", la gran capa del centro mi fa "guarda che non capisco come sia possibile che tu abbia questi gonfiori ai lati del sedere" ecco, neanche io. Eppure sono tanti anni che li ho, i miei personalissimi airbag, che oramai mi ci sono affezionata.
Guardando e riguardando con fare, che potrei definire, tra il medico e il cacciatore di soldi, mi sentenzia "abbiamo un nuovo macchinario che misura perfettamente quanto adipe, quanta acqua stagnata e quanta massa muscolare hai e se c'è cellulite che tipo di cellulite e grado hai, ed è gratuito, perchè non provi?ci vuole solo mezz'ora!" Non ho ancora preso appuntamento, perchè alle mie odiatissime imperfezioni mi ci sono talmente affezionata che non riuscirei ad immaginarmi senza, ma di fatto non mi spiacerebbe poter osservare il totale. Mentre formulavo questo pensiero, la gran capa mi dice "non arrenderti mai a combattere queste imperfezioni, perchè il tuo fisico risponde alle tue cure" e va via, lasciandomi tra il perplesso e il rivestirmi dei miei pantaloni, messi su di uno sgabello a testa del lettino.
Non immaginavo di frequentare un centro di cura della mente e del benessere a tutto tondo, né tanto meno che ieri, dopo tutto il disastro passato, dovessi avere anche la mazzata finale dall'estetista, ma tant'è.
In fondo, però, ha ragione. E non per le imperfezioni da combattere. In fondo ha ragione che l'amore verso se stessi è profondamente curativo.
Chiaramente per "sgonfiare" i miei airbag, bisognerebbe prima capire di cosa essi siano composti (forse me la prenoto sta cosa di mezz'ora), per poter capire cosa farci, ma, dopo anni di mille attività, ho anche imparato ad accettarli, a renderli gradevoli, nonostante la loro per me non-piacevole presenza.
Un'amica di una vita mi odia per questo mio laisser faire rispetto a certi dettagli del mio fisico. Per lei, che ha scolpito il suo corpo a forza di ore ed ore di palestra, di pump, di pesi, di aerobica e mountain-bike e cinquantamila attività e lì dove si poteva anche dal chirurgo, è inconcepibile il mio "arrendermi" ad un'attività solo aerobica cardio circolatoria blanda con l'unico scopo di non esser rotta di fiato per i chilometri che faccio in tribunale.
Ma io sono così. Con un fisico a metà. Scolpito da un'incapacità di comprendermi fino in fondo, di amarmi fino in fondo, di curarmi fino in fondo. Con un fisico che non ne vuole sapere di mettersi in riga e una capoccia che ha deciso che è arrivato il momento di cambiare qualcosa. Ma di certo non i miei airbag, che possono stare dove stanno ancora per un po'... in fondo stanno lì da sempre, o da quando io ne ho memoria!!

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