domenica 14 aprile 2013

#maledettorefuso

Io, le scuole elementari, le ho frequentate nella mia città, anzi per la precisione dalle suore. Il che non è incredibile, visto il risultato finale.
E', del resto, in quella tenera età che capisci come la tua vita verrà, in qualche modo, segnata. Tralascio i particolari, che non è il caso di sbandierare, visto che c'è poco da andar fieri, ma vista una telefonata del mio amico ed editore, si c'è da chiarire perché il kharma con me si è tolto un po' di sfizi.
Sono sempre stata una bambina tranquilla. Fomentavo rivoluzioni mai attuate in silenzio. Covavo, come un lupo [semicit.], pensieri che osservavano il mondo da un pezzo di mare tra l'azzurro e il verde. Non facevo parte dei nerd, non dei fighi e non dei pessimi. Insomma un'aura mediocritas di sopravvivenza felice. Cioè felice. Diciamo sopravvivevo, vah.
Ricordo perfettamente la prima della classe, prima in tutto, con i genitori particolarmente finanziatori della scuola in questione, genio compreso e avantissimo nei saggi di fine anno, corpo già scolpito a furia di attività, dove chiaramente la tipa eccelleva, mente superiore e talento da vendere come in una fiera di taleggio. Insomma la star.
Ricordo la mia suora. Forse la meno peggio dell'istituto, ma certamente con il limite di essere una suora. Eppure erano francescane, come poteva essere che la cattiveria le avesse divorate così tanto, bah! Domande a cui non troverò mai risposta, né mi impegnerò per risanarle.
Di fatto, ricordo un episodio specifico.
I lavoretti.
L'incubo dei lavoretti. Ne facevamo una quantità industriale. Dalle statuine di gesso al punto croce e al punto in fronte. Ogni anno almeno tre attività particolari che si concludevano con l'apoteosi del saggio di fine anno, più o meno a maggio, dove tutte ( e sottolineo tutte ) le classi dovevano partecipare.
Un anno a suor Teresa (il nome della mia suora) venne in testa, che, per la festa della mamma, avremmo dovuto dipingere con gli uniposca un vetro. Il disegno era una Madonnina in preghiera. Il disegno era davvero carino. Lo ricordo ancora. E forse la mia mamma da qualche parte ce l'ha pure ancora conservato.
La suora aveva uno schema chiarissimo nella testa, che si ripeteva ogni volta. Aiutava chi non riusciva a fare le linee dritte, facendolo lei, poi faceva colorare noi. Eravano 35 bambini.
Fin qui tutto bene.
Le linee erano complete. Il vesitito e il mantello erano colorati. Ricordo il rosso e il blu usati, il giallo per i capelli della mia Madonnina. Porto il mio lavoretto alla suora e lei, che stava valutando se colorare il volto e le mani, decise che non poteva "rovinare" quello della star e della sua combriccola, così, mi chiamò e dissè "cintia dammi il tuo lavoretto, ora provo a colorare le manine, vediamo se va bene!" Il risultato era osceno. Aveva rovinato la mia Madonnina, ottenendo, quello che potremmo chiamare scientificamente, la prova empirica per cui la Madonnina avrebbe dovuto non esser colorata, perché bastava il supporto, dove il vetro venica fissato.
Chi è cresciuto negli anni Ottanta/Novanta, sa che l'uniposca INDELEBILE, lo era sul serio, indelebile, e togliere un colore dal vetro significava un lavoro di alcool e taglierino. Ecco, quello che non fu fatto sul mio povero disegno.
Qualche giorno dopo, ognuno doveva riprendere il suo capolavoro. La suora, per evitare che potessero esserci scambi, si raccomandò di non fare il gioco delle tre carte e quando andai io a prendere il mio, che avevo già visto (era in disparte, come se avesse avuto la scabbia e portasse male) urlando, con tutta la classe presente e con tutto il fiato che aveva in corpo, "Cintia mi raccomando non scambiare il tuo disegno!!!"
Ora, io non ho mai fatto furti, non ho mai scambiato i miei oggetti con gli altri, né provato mai invidia verso gli altri, come accidenti ti viene di mortificarmi così? io andai a prendere il mio lavoretto con le lacrime agli occhi. Lo mostrai, lei soddisfatta commmentò che non avevo preso quello di un altro e poi andai a casa. A casa lo regalai a mia madre, piangendo. Dicendole che io non volevo che fosse riuscito così male, non volevo che si facesse la prova sul mio disegno, che mi dispiaceva tantissimo che non era perfetto. Mia madre mi disse che non faceva nulla, che era bello uguale e lo appese in corridoio. [Anni dopo mi confidò che effettivamente le mani non andavano colorate, ma che era carino e io davo troppa importanza alle cose.]
Mia madre ha fatto questo ogni volta che arrivava un lavoretto. Sia che ci fosse lo zampino delle prove empiriche della suora, sia che era proprio un mio disastro.
Mia madre, quel sempreverde di parole spesso poco confortanti per me, ha sempre trovato un posto per i miei disastri di bambina. Adesso non più, perché ne sono davvero troppi e ci vorrebbe un'altra casa.
Da allora i refusi sono stati sempre vicini al mio cuore e alla mia vista. La mia tesi di laurea.
Ricordo ancora le lacrime. Il tipografo aveva sbagliato il titolo. Il povero Nomos era diventato altro e la mia tesi venne grattata ben 5 volte prima di ottenere un risultato passabile.
La mia tesi di dottorato... una lettera modificò il titolo e il senso.. da PRECURSORE a PERCURSORE.. non ho pianto, ho solo tirato giù i santi, q.b., per far scattare il tipografo verso la correzione istantenea dell'errore, perché la mia tesi non aveva come oggetto un batterista di metallo pesante [cit.], ma un più rompiscatole modello del cinque-seicento.
E veniamo all'amico, da poco diventato editore, causa del post e del tweet.
Mi chiama venerdì. Trionfante mi dice "ho tra le mani il tuo libro, è proprio un bel libretto sai!" ed io "beh Mario, senti, è sempre possibile fare una edizione riveduta, vero? credo che debba lavorarci ancora, magari quando termino questa monografia che mi sta uccidendo" mario "di un libro come il tuo, di riedizioni si fanno, tranquilla, tanto al massimo venderà nella sua vita 200 copie, quindi no problem!" ed io "ua!200 copie?per un libro di filosofia,miti e cazzate? bello! son contenta!" e lui "beh un libro di successo ne vende 1000" io "non mi stroncare così nei sogni di gloria"
un attimo di pausa e poi la notizia "cintia, comunque le prime cinquanta copie hanno il dorso con il titolo sbagliato... lo abbiamo controllato in 4 e a tutti è sfuggito che non c'è scritto SOLONE ma SOLOE" io "O_O scusa, non ho capito? non solo i refusi dentro, che passi, non solo i refusi negli articoli, nonostante te li correggo e il cristiano ne aggiunge degli altri, MA PURE SUL DORSO...allora tu mi vuoi male....piango..."
Chiaramente se 200 sono le copie che venderà in circa dieci anni, 50 sono state stampate, credo, per amici e parenti, le 200 ufficiali, forse, partiranno senza REFUSI in copertina, ma solo all'interno...  insomma mi chiedo: all'amatissimo prof. che darò? una copia con in dorso SOLOE? ma soprattutto gli dirò che sarà un libro di successo e che si ritroverà una prima edizione con tanto di errore e perciò più preziosa?
ecco, quando pensavo che avrei dovuto credere di più in me stessa, non ho mai pensato di dovermi convincere di esser la nuova scrittrice di best-seller...né che il mio prof.,per quanto amato, sia come mia madre che vada orgoglioso di me che l'imprecisione pare mi sia dentro e si manifesti subito appena agisca.
maledetto refuso.

2 commenti:

  1. Brutte suorine stronze :(

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  2. in effetti non posso dire che aspiravano alla santità...per come la intendo io...

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