venerdì 27 settembre 2013

sfoghi e abat jour

scrivere è uno sfogo. dimentico che ci possa esser qualcuno che legga e scrivo. parole su parole per liberarmi di quello che mi frulla per la testa.
apro e chiudo parentesi, apro e chiudo finestre, apro e chiudo porte. accendo e spengo desideri, accendo e spengo luci, accendo e spengo phon.
domani una mia amica si sposerà. io per esser presente, almeno al suo si, mi dovrò fare una trasferta, ma ci sono abituata. faccio trasferte per lavoro molto più estenuanti.
ma stavolta un po' mi pesa.
mi pesa l'animo che è inquieto. e non certamente per il matrimonio.
mi chiedo se davvero sono così sempre uguale, senza mai cambiare.  mi chiedo come sia possibile avere sempre gli stessi piatti da mangiare e non ribellarsi o, peggio, ribellarsi ma esser costretti a inghiottire comunque.
controllo un telefono che dovrei smettere di controllare, guardo i siti dove sono connessa per vedere se c'è la novità che aspettavo. come se il Cielo avesse il mio numero di cellulare, ma soprattutto si potesse manifestare con un messaggio privato

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