giovedì 16 gennaio 2014

sull'onda della rabbia

Per chi non sapesse come funzionano le vite di chi lavora in università, oggi voglio dedicare, proprio sull'onda della rabbia, un post.
Il mio intento è che qualcuno legga e magari mi smentisca, che mi convinca che quello che vedo è solo una realtà completamente distorta e che, probabilmente, come "i ristoranti pieni" [cit.], anche le università sono piene di soldi e, perciò, è solo un problema di antipatia.
Per sommi capi e per linee semplici, posso dire che in università non tutti quelli che fanno lezione sono professori. Sono però docenti. I professori si dividono in ordinari e associati. I docenti invece sono una miriade. Rientrano nella definizione di docente anche i professori, tutte le volte in cui fanno lezione (l'italiano è una bella lingua.. praticarla di più fa bene.. docente è chi doce cioè trasmette conoscenza ergo insegna). Ma i docenti, ripeto, sono tanti.
Dopo i proff. ci sono i ricercatori e un gradino più sotto ci sono i dottori di ricerca con assegno di borsa, quelli senza e ancora più giù i dottorandi di ricerca con borsa di studio e non.
Ognuno trasmette le sue conoscenze, rispetto alle proprie ricerche, all'interno del sistema università, a vario titolo e con obblighi di posizione differente.
Tecnicamente più si va in alto, nella piramide, più la docenza diviene elevata e dovrebbe fondarsi proprio su quelle ricerche che ti hanno fatto diventare una simpatica talpa di biblioteca o di laboratorio. E sempre tecnicamente chi è in basso, nella piramide, dovrebbe docere di meno e ricercare tanto di più (perchè altrimenti cosa insegnerà mai?).
Ma cosa accade.
L'italiano sarà pure una bella lingua, ma la burocrazia ci mette lo zampino.
Si pensa, infatti, che chi è "afflitto" dal titolo di ricercatore sia l'unico deputato a fare ricerca, mentre i proff. (ordinari o associati) debbano solo servire a fare insegnamento.
Errore. Sfatiamo un mito.
I proff. insegnano, ma ricercano di più. Altrimenti cosa insegnerebbero?
Seguono i ricercatori, i quali dovrebbero, per l'appunto ricercare, formarsi, prepararsi al salto verso l'esser insignito del titolo di prof.
[Accenno solo che tra i ricercatori poi c'è anche un'ulteriore distinzione. Quella tra i ricercatori a tempo determinato, in via di estinzione, miracolati dell'università che possono vantare ancora di ricercare con stipendio a fine mese e scatti di carriera -più o meno collegati alla produzione- e i ricercatori a tempo determinato, in via di estinzione per fame, inventati dalla riforma gelmini, che avrebbero dovuto essere la spinta propulsiva ad uno svecchiamento universitario e un pungolo.. si..si.. se ci fossero i soldi, si facessero concorsi, e l'università tutta accogliesse poi sti cristi come prof.associati...qualora avessero tutti i titoli e le carte in regola.. certo certo..ok, bella questa battuta, vero?]
E i dottori di ricerca? se hanno un assegno di ricerca, assomigliano, nella funzione, ai ricercatori (hanno un mensile come questi ultimi, ma a tempo determinatissimo, pochi mesi o dodici), fanno docenza e tutto sommato per il tempo della borsa possono dirsi tranquilli. Chi è senza borsa fa ricerca, fa docenza e... fa anche un altro lavoro per permettersi la ricerca.
Già. Perché chi, nella piramide, è soggetta ai finanziamenti da parte del ministero è in realtà quella parte di giovani e poco più grandi che, da sempre lavora alacremente dietro le quinte, accontentandosi di sparuti contratti di docenza pagati meno di 500 euro (perché il proprio dipartimento ha finito i soldi) cerca di esser sempre presente.
I dottorandi sono chiaramente in una terra di mezzo. Se hanno la borsa per tre anni, riescono a vivere dignitosamente di ricerca, del loro lavoro. Già. Pare che sia così brutto in Italia dire che si vive dignitosamente con il proprio di lavoro. Polemica a parte, se non si ha la borsa, si deve lottare perché ci si possa rifare nel post-dottorato.
Di fatto, però, i ragazzi che frequentano l'università, che la vivono, che ne sanno loro che chi sta dall'altro lato e vive solo per la passione insana che ha e per la stima del più alto in grado? a loro interessa il voto, interessa portare a casa l'esame, passare oltre e scoprire il mondo del lavoro.
Ho avuto anche io una fase del genere, ma, forse, perché sono figlia di insegnanti (docenti di scuole medie e superiori) mi è passata in fretta. Conosco perfettamente il mio posto e quello di chi mi sta di fronte e giudico solo in base a quello che mi dà.
Ma lo Stato Italia che fa? I vari politici, che politicano politicando di politica, che decisioni hanno assunto per la ricerca? quali premi hanno attribuito per quei professori che continuano a pubblicare, indefessamente e fessamente, in più lingue articoli, saggi e ricerche nuove? quali e quanti premi hanno concesso ai loro staff affinché la ricerca non morisse?
I Prin e i Firb sono bloccati, non sono rifinanziati, la ricerca nell'ambito umanistico è ridotta ad un colabrodo...anzi.. è proprio sparita, quella scientifica se la passa un pochino meglio, cioè gli è rimasto il colabrodo..
Cosa si fa allora? si continua a cercare soluzioni. Si ricerca, perché la vita non si ferma. E per fortuna non si ferma a questi politici inetti, ma si deve anche lottare. E non perché qualcuno dopo di noi possa essere più fortunato e magari, dimenticandosi dei suoi avi, sputare pure verso quel cielo che io guardo piena di troppi sentimenti. No, voglio essere io quella fortunata, insieme a tutte le altre persone che, come me, stanno facendo sacrifici per dei sogni. E dei miei sacrifici devo poterne rispondere senza dovermi piegare. Perché non è vero che ognuno può fare il lavoro di un altro a sempre meno, perché la disperazione è un'arma. Già caricata. E non a salve.


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